Ah, la Calabria.
Il fanalino di coda del bel paese, la regione della ‘ndrangheta,
la più povera e arretrata, quella che da sempre paga il tributo più alto all’emigrazione.
Il sud del sud.
Eppure succede qualcosa di magico, ultimamente, in Calabria,
e lo dimostrano anche i numeri dei flussi turistici che la danno come regione
emergente nonostante la profonda crisi del settore, che in Italia è stata
terribile.
Sarà che i prezzi qui sono ancora accessibili, sarà che i
ritmi frenetici delle grandi città oggi portano a ricercare le province
tranquille e rilassanti, e sarà che c’è tanta voglia di riscoprire realtà
genuine e tipiche (quelle culinarie innanzitutto), fatto sta che la Calabria
sta vivendo finalmente una stagione turistica felice: speriamo che si sappia
preservare per quella che è, intatta e anche un po’ aspra, con i suoi ruderi e
i suoi innumerevoli scavi archeologici, le sue montagne a volte dolci e a volte
inaccessibili, i canyon profondi con
fiumi e cascate, e naturalmente le coste e le acque pulite del mar Tirreno e del
mar Jonio.
Nella mia esperienza di insegnante per stranieri, però, ho
potuto constatare che l’attrattiva maggiore che porta a scegliere un’esperienza
in Calabria non è nessuna delle caratteristiche sopra elencate: alla domanda “perché
hai scelto la Calabria?” la prima risposta è sempre “ per la gente”.
Solo in seconda battuta ti specificano anche “per il sole e
il mare”, ma la principale attrattiva pare sia la gentilezza e la socievolezza
degli abitanti, il carattere gioioso e aperto, sempre disponibile e generoso.
Ho fatto la stessa domanda a decine di studenti, anche in
tono polemico per sfidare gli stereotipi, ma ho constatato che la vecchia
immagine dei calabresi piccoli neri pelosi cocciuti e bellicosi che – io pensavo
– ci aveva marchiati è stata sopraffatta dall’immagine di gente gioiosa che sa
come godersi la vita. È stato bello vedere la mia regione attraverso i loro
occhi, gli occhi di tedeschi, inglesi, svizzeri, australiani, francesi, messicani…
è stato bellissimo andare a un concerto popolare con i miei studenti, vederli
ballare la Tarantella…
Decisamente, i tempi sono pronti. E non solo perché se ne
sono accorti all’estero. Ce ne siamo accorti
anche noi. Se ne sono accorti anche i giovani. Una delle esperienze più belle
di quest’estate che sto vivendo nel Vibonese è stata la sagra dei “Pipi e Patati” nel paesino di Vazzano, il 22 agosto. Mi ci sono ritrovata quasi casualmente, ed è
stata una felice intuizione. Organizzazione della pro Loco impeccabile,
volontari instancabili e simpaticissimi che mi hanno rimpinzato di cibo (ottimo
e abbondante, Fileja coi ceci da favola!!!!!) e vino nonostante fossi arrivata
tardi per mangiare, atmosfera di grande accoglienza (mi hanno fatto sentire un’ospite
d’onore solo perché mi ero fatta un’ora di macchina per andarci)…. leggevo nei loro sguardi la felicità di vedere
Vazzano piena di amici e turisti, di condividere le tradizioni e le loro
prelibatezze …
Ma il pezzo forte è stato il concerto. Le parole non sono
sufficienti, non si può scrivere cos’è la tarantella, non si può descrivere la
frenesia e la gioia di vivere nel partecipare a una rota. E, cosa ancora più bella, il gruppo di musica popolare
calabrese che suonava, i Subsicinum,
è composto da ragazzi giovanissimi, belli e bravi, giovani che hanno scelto di
riscattare le tradizioni popolari dalla patina di vecchiume che le ha
ricoperte. Vedere questi ragazzi suonare la lira calabrese, vedere i giovani
invitare le donne anziane a ballare, vedere le bambine piccolissime già esperte
ballerine, sentirmi in sintonia con questa gente, la mia gente, la mia
Calabria, la terra che avevo dimenticato, le tradizioni che io in città non ho
mai respirato… è stata davvero un’emozione forte, struggente ed euforica
insieme.
Se ne sono accorti anche i giovani, che non vanno più via, o
che ritornano, che imparano a suonare la chitarra battente, che fanno ballare
la nonna e fanno ballare la turista straniera, che non rinunciano al dialetto e
che imparano l’inglese.
Sto vedendo cose magiche, in questa estate vibonese. Sagre e
concerti in un paese, convegni sul meridionalismo in un altro; e, al ritmo di
un tamburello, sento l’incazzatura che cresce.
http://www.youtube.com/embed/KNurs6yFh4w
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