martedì 28 agosto 2012

TAMBURELLO VS 'NDRANGHETA


Ah, la Calabria.

Il fanalino di coda del bel paese, la regione della ‘ndrangheta, la più povera e arretrata, quella che da sempre paga il tributo più alto all’emigrazione.

Il sud del sud.

Eppure succede qualcosa di magico, ultimamente, in Calabria, e lo dimostrano anche i numeri dei flussi turistici che la danno come regione emergente nonostante la profonda crisi del settore, che in Italia è stata terribile.

Sarà che i prezzi qui sono ancora accessibili, sarà che i ritmi frenetici delle grandi città oggi portano a ricercare le province tranquille e rilassanti, e sarà che c’è tanta voglia di riscoprire realtà genuine e tipiche (quelle culinarie innanzitutto), fatto sta che la Calabria sta vivendo finalmente una stagione turistica felice: speriamo che si sappia preservare per quella che è, intatta e anche un po’ aspra, con i suoi ruderi e i suoi innumerevoli scavi archeologici, le sue montagne a volte dolci e a volte inaccessibili, i canyon profondi  con fiumi e cascate, e naturalmente le coste e le acque pulite del mar Tirreno e del mar Jonio.

Nella mia esperienza di insegnante per stranieri, però, ho potuto constatare che l’attrattiva maggiore che porta a scegliere un’esperienza in Calabria non è nessuna delle caratteristiche sopra elencate: alla domanda “perché hai scelto la Calabria?” la prima risposta è sempre “ per la gente”.

Solo in seconda battuta ti specificano anche “per il sole e il mare”, ma la principale attrattiva pare sia la gentilezza e la socievolezza degli abitanti, il carattere gioioso e aperto, sempre disponibile e generoso.

Ho fatto la stessa domanda a decine di studenti, anche in tono polemico per sfidare gli stereotipi, ma ho constatato che la vecchia immagine dei calabresi piccoli neri pelosi cocciuti e bellicosi che – io pensavo – ci aveva marchiati è stata sopraffatta dall’immagine di gente gioiosa che sa come godersi la vita. È stato bello vedere la mia regione attraverso i loro occhi, gli occhi di tedeschi, inglesi, svizzeri, australiani, francesi, messicani… è stato bellissimo andare a un concerto popolare con i miei studenti, vederli ballare la Tarantella… 

Decisamente, i tempi sono pronti. E non solo perché se ne sono accorti all’estero.  Ce ne siamo accorti anche noi. Se ne sono accorti anche i giovani. Una delle esperienze più belle di quest’estate che sto vivendo nel Vibonese è stata la sagra dei “Pipi e Patati”  nel paesino di Vazzano, il 22 agosto.  Mi ci sono ritrovata quasi casualmente, ed è stata una felice intuizione. Organizzazione della pro Loco impeccabile, volontari instancabili e simpaticissimi che mi hanno rimpinzato di cibo (ottimo e abbondante, Fileja coi ceci da favola!!!!!) e vino nonostante fossi arrivata tardi per mangiare, atmosfera di grande accoglienza (mi hanno fatto sentire un’ospite d’onore solo perché mi ero fatta un’ora di macchina per andarci)….  leggevo nei loro sguardi la felicità di vedere Vazzano piena di amici e turisti, di condividere le tradizioni e le loro prelibatezze …

Ma il pezzo forte è stato il concerto. Le parole non sono sufficienti, non si può scrivere cos’è la tarantella, non si può descrivere la frenesia e la gioia di vivere nel partecipare a una rota. E, cosa ancora più bella, il gruppo di musica popolare calabrese che suonava, i Subsicinum, è composto da ragazzi giovanissimi, belli e bravi, giovani che hanno scelto di riscattare le tradizioni popolari dalla patina di vecchiume che le ha ricoperte. Vedere questi ragazzi suonare la lira calabrese, vedere i giovani invitare le donne anziane a ballare, vedere le bambine piccolissime già esperte ballerine, sentirmi in sintonia con questa gente, la mia gente, la mia Calabria, la terra che avevo dimenticato, le tradizioni che io in città non ho mai respirato… è stata davvero un’emozione forte, struggente ed euforica insieme.

Se ne sono accorti anche i giovani, che non vanno più via, o che ritornano, che imparano a suonare la chitarra battente, che fanno ballare la nonna e fanno ballare la turista straniera, che non rinunciano al dialetto e che imparano l’inglese.

Sto vedendo cose magiche, in questa estate vibonese. Sagre e concerti in un paese, convegni sul meridionalismo in un altro; e, al ritmo di un tamburello, sento l’incazzatura che cresce.

http://www.youtube.com/embed/KNurs6yFh4w





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